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Prima Visione: domenica 8 novembre

Il gatto col cappello

di Alessandro Carloni, Erica Rivinoja — USA, 2026, 105 minuti
Animazione

Con le voci di Stefano Fresi e Herbert Ballerina.

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Trama

Il Gatto col cappello affronta la sua missione più difficile di sempre per conto dell'I.I.I.I. (Istituto per l'Istituzione dell'Immaginazione e dell'Ispirazione Srl): rallegrare Gabby e Sebastian, due fratelli alle prese con il trasferimento in una nuova città. Famoso per esagerare sempre un po' troppo, questa potrebbe essere l'ultima occasione per il nostro agente del caos di dimostrare il suo valore... o rischiare di perdere il suo magico cappello!

Recensione

Il Gatto Col Cappello (The Cat in the Hat) è il film d’animazione del 2026 diretto da Alessandro Carloni ed Erica Rivinoja, prodotto da Warner Bros. Pictures Animation e ispirato al celebre personaggio creato da Dr. Seuss. Un ritorno al cinema che, nella versione italiana, può contare sulle voci di Stefano Fresi e Herbert Ballerina.

Esiste un confine piuttosto sottile tra la fantasia e il caos, soprattutto quando a decidere dove collocarlo è un gatto antropomorfo con un cappello a strisce rosse e bianche. Un personaggio che, fin dalla sua nascita nel 1957 dalla penna di Dr. Seuss, ha fatto dell’imprevedibilità il proprio marchio di fabbrica, trasformando situazioni quotidiane in occasioni per scardinare qualsiasi forma di normalità.

Con Il Gatto Col Cappello, Warner Bros. Pictures sceglie finalmente la strada dell’animazione, affidando la regia ad Alessandro Carloni ed Erica Rivinoja e costruendo un’avventura che non si accontenta di inseguire solo la risata facile.

Il lungometraggio trova nella propria esuberanza visiva il principale punto di forza, trasformando ogni situazione in un potenziale pretesto per giocare con le possibilità dell’animazione.

Forme, colori, prospettive e trasformazioni si susseguono con una vitalità contagiosa, recuperando quella componente surreale che rendeva tanto particolari le opere di Seuss. Non si tratta soltanto di riprodurne l’estetica, ma di provare a trasferire sullo schermo un mondo nel quale le regole possono essere riscritte e l’immaginazione rappresenta l’unico limite davvero invalicabile.

È proprio questa libertà visiva a rendere il film particolarmente coinvolgente, soprattutto quando decide di abbandonare qualsiasi pretesa di razionalità per lasciarsi trascinare dalle intuizioni più stravaganti.

L’animazione realizzata da DNEG Animation accompagna efficacemente questa impostazione, valorizzando un universo visivo estremamente dinamico, nel quale anche gli elementi apparentemente più ordinari possono trasformarsi in qualcosa di completamente inaspettato. Una scelta stilistica che contribuisce a distinguere il progetto dalle produzioni animate più convenzionali, restituendo al personaggio una dimensione finalmente adatta al grande schermo.

Naturalmente, dietro l’accumulo di gag e situazioni assurde si nasconde anche una riflessione più delicata. Il trasferimento dei due fratelli diventa il punto di partenza per affrontare il cambiamento, le difficoltà di adattamento e il rapporto con la famiglia, senza trasformare il racconto in una predica educativa.

Il film comprende che parlare ai bambini non significa necessariamente semplificare ogni concetto, né tantomeno rinunciare a una certa complessità emotiva. Al contrario, è proprio attraverso la fantasia che riesce a rendere accessibili sentimenti e insicurezze riconoscibili anche da uno spettatore adulto.

Presentato in anteprima al Lucca Comics & Games 2026, alla presenza proprio di Stefano Fresi e Herbert Ballerina, Il Gatto Col Cappello rappresenta quindi una ripartenza decisamente riuscita per un personaggio che meritava un trattamento cinematografico più rispettoso del proprio immaginario.

Il film non reinventa completamente la formula dell’animazione per famiglie, né evita qualche passaggio narrativo prevedibile, ma riesce a distinguersi grazie a una notevole inventiva visiva, a un protagonista irresistibilmente caotico e a una sensibilità che va oltre il semplice accumulo di gag.

La sua qualità più apprezzabile è probabilmente la capacità di non considerare i bambini spettatori da intrattenere passivamente, ma interlocutori ai quali proporre un racconto ricco di stimoli, lasciando contemporaneamente agli adulti qualcosa su cui riflettere.