di Lance Oppenheim — USA, 2026, 110 minuti
Drammatico
Con Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Matthew Maher, Phoebe Bridgers.
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Trama
Nel 2004, il programma giornalistico Dateline sulla NBC lancia un nuovo format investigativo sotto la guida di Chris Hansen. I produttori usano degli attori "esca" che si fingono minorenni per attirare predatori sessuali e smascherarli a favore di telecamera prima che la polizia li arresti. La serie, intitolata "To catch a predator", diviene in breve tempo un successo enorme e nel 2006 a Hansen viene proposto lo spostamento in prima serata. Per il giornalista, che lavora con la fidata produttrice Andie e con Dan, giovane esca che sogna soltanto di diventare attore professionista, ciò si traduce nell'obbligo di trovare predatori sempre più di alto profilo per vincere la guerra degli ascolti televisivi.
Recensione
Noto per i documentari Some kind of heaven e Spermworld, Lance Oppenheim passa alla finzione con un sordido thriller sui giochi di potere mediatici.
Lo fa rivisitando i primi anni duemila e un programma televisivo che fu un vero e proprio fenomeno di costume negli USA, impossibile e assurdo anello di congiunzione tra informazione "seria" e reality show: vicende gravissime di pedofili e predatori sessuali che venivano incastrati tramite metodi d'inchiesta, ma al tempo stesso spettacolarizzati come in una candid camera, in una escalation di sensazionalismo di cui il pubblico a casa si faceva complice. Robert Pattinson interpreta la figura reale di Chris Hansen attraverso un lavoro soprattutto acustico, in cui sono la voce e la cadenza - affettate, ri-elaborate, ultra-processate - a offrire la traccia d'indagine più profonda. Noto per i tormentoni con cui entrava in scena e rivelava l'inganno ai protagonisti involontari del programma, il giornalista viene qui reso come un artista della truffa impegnato a ipnotizzare lo specchio tanto quanto la telecamera, seppellendo strati di coscienza sotto una performance ormai neanche più consapevole. Seguire la voce diventa del resto cruciale quando il livello dell'immagine, nelle mani di Oppenheim, si disintegra in un affastellarsi di split screen, di vari formati video degli albori dell'era digitale, e di una moltiplicazione dei punti di vista progettata per disorientare lo sguardo. È un film di filtri e di superfici, che però ha un gusto analogico per il torbido sottostante. Lascia l'ipocrisia glossy di Los Angeles per seguire le piste investigative su e giù per il paese, dal Texas alla Florida, sporcandosi le mani di un'atmosfera umida e transazionale - sono le forze di polizia locali, ad esempio, a proporre la propria giurisdizione come location per futuri episodi.